Case green e giovani: la transizione ecologica rischia di bloccare il mercato immobiliare?

di D. L – Negli ultimi anni il tema delle “case green” è diventato centrale nel dibattito europeo. Ridurre i consumi energetici degli edifici è certamente un obiettivo importante, sia dal punto di vista ambientale sia economico. Tuttavia, il modo in cui questa transizione sta prendendo forma rischia di creare effetti molto pesanti sul mercato immobiliare, soprattutto in Italia e soprattutto per i giovani. Oggi molte banche offrono mutui più vantaggiosi per immobili in classi energetiche elevate, come A o B. In teoria il ragionamento è semplice: una casa efficiente consuma meno, ha costi di gestione inferiori e mantiene meglio il proprio valore nel tempo. Per questo viene considerata un investimento meno rischioso. Il problema nasce quando si guarda alla realtà italiana e ovviamente questo riguarda anche la nostra Aversa e l’intero territorio dell’Agro Aversano. La maggior parte dei giovani che cerca di acquistare una prima casa non può permettersi immobili nuovi o di fascia alta. Le abitazioni accessibili economicamente sono spesso case costruite decenni fa, con classi energetiche basse, da ristrutturare e situate in condomìni complessi da adeguare. Di conseguenza, chi ha meno disponibilità economica rischia di trovarsi a pagare mutui più costosi proprio perché può comprare soltanto immobili “non green”. Si crea così un paradosso evidente: chi ha già maggiori possibilità economiche ottiene condizioni di credito migliori, mentre chi entra oggi nel mercato immobiliare parte svantaggiato. In Italia il problema è ancora più delicato rispetto ad altri Paesi europei e soprattutto ci riguarda molto anche noi che viviamo in un contesto dove la stragrande maggioranza degli immobili sono datati e storici. Aversa e l’intero Agro è pieno di queste realtà immobiliari. Come anticipato, il patrimonio immobiliare italiano è molto vecchio: migliaia di edifici risalgono agli anni Sessanta o Settanta, senza contare i centri storici, i borghi antichi e gli immobili soggetti a vincoli architettonici. Efficientare queste abitazioni richiede spesso interventi costosi, lunghi e tecnicamente difficili. Molti proprietari semplicemente non hanno le risorse necessarie per affrontare lavori da decine di migliaia di euro. E anche quando gli interventi vengono realizzati, il valore finale dell’immobile non sempre cresce abbastanza da compensare la spesa sostenuta. Il rischio concreto è quello di un mercato immobiliare diviso in due: da una parte le case nuove ed efficienti, favorite da banche e investitori; dall’altra milioni di abitazioni tradizionali che potrebbero perdere valore, diventare più difficili da finanziare e quindi meno appetibili sul mercato. Le conseguenze potrebbero essere pesanti: ulteriore difficoltà per i giovani nell’acquisto della prima casa; svalutazione del patrimonio immobiliare delle famiglie; aumento delle disuguaglianze sociali; rallentamento del mercato immobiliare tradizionale. La transizione ecologica è necessaria, ma non può trasformarsi in una penalizzazione economica per chi ha meno possibilità. Servono tempi realistici, incentivi stabili e soprattutto strumenti che aiutino davvero le famiglie a ristrutturare gli immobili senza scaricare tutto il peso finanziario sui cittadini. Altrimenti il rischio è che la “casa green”, nata per migliorare il futuro, finisca per rendere ancora più difficile l’accesso alla casa per un’intera generazione.

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