Aversa candidata a Capitale della Cultura ma prima impariamo ad amarla.

di D. L.  – La cosa che più mi dà fastidio è quanne vene qualche amico dal Norde o dal Centro a trovarmi e, appena arriva ad Aversa, resta a bocca aperta. Nu mumente, aspettate, preciso: resta a bocca aperta non per lo stupore positivo, ma perché ai suoi occhi nota tante situazioni negative, a partire dalle strade chiene ’e buche e munnezze ovunque. Pertanto, la riflessione odierna è questa: ci sono città che si abitano. E poi ci sono città che si amano. Aversa, secondo voi, a quale di queste categorie appartiene? Pe mmè appartiene alla seconda categoria. Tenimme na città millenaria, porta naturale tra Napoli e Caserta, cuore pulsante di un territorio vastissimo come l’Agro aversano. Aversa non è soltanto un luogo geografico: è identità, memoria, appartenenza. È il suono delle campane nel centro storico, è la vitalità dei locali affollati, è il flusso quotidiano di studenti, professionisti e famiglie che ogni giorno la attraversano. Aversa, e scusatemi se lo dico, nunn’è sule o “struscio annanze e arreta a dummeneca e matina a via Roma”, ma è molto, molto di più. Eppure, accanto a questa grandezza, convivono criticità che non possono e non dovrebbero essere ignorate. Non è un atto d’accusa. Non è una polemica sterile. È una riflessione che nasce dall’amore per la propria città. Ci sono tante “ferite”: noi le vediamo e, allo stesso tempo, sono quasi invisibili. Strade dissestate, marciapiedi poco curati, verde trascurato, illuminazione insufficiente in alcune zone, periferie che chiedono maggiore attenzione, manutenzione del verde non sempre tempestiva. Sono problematiche che i cittadini conoscono bene, perché le vivono ogni giorno. Il punto, però, non è elencare i problemi. Il punto è evitare che diventino normalità. Quando ci si abitua al “disordine urbano,” quando si smette di notare una buca o un giardino trascurato, si rischia di perdere qualcosa di più profondo: il senso collettivo di responsabilità e di orgoglio. Aversa ha un patrimonio storico e culturale straordinario, e cheste o sapimme bbuone tutte quante! Il suo centro antico è ricco di chiese e monumenti; ospita istituzioni importanti come l’università, il tribunale, le scuole superiori. È punto di riferimento per decine di comuni circostanti. Ogni giorno migliaia di persone vi si recano per lavoro, studio, servizi e commercio. La candidatura a Capitale della Cultura, al di là dell’esito, è stata un segnale forte: Aversa possiede le potenzialità. E le potenzialità non sono un’opinione, sono un dato oggettivo. Tanti ci credono a chesta cosa qua e se putesse pure fa! Consentitemi però di dire che la cultura non è solo storia. È anche cura quotidiana. È manutenzione. È organizzazione. È qualità della vita. È capacità amministrativa di trasformare le risorse in risultati concreti. Soprattutto senso di appartenenza. Mò nun accummenciate a penzà che questo è un attacco: è tutto o cuntrarie. Cheste è una richiesta di visione. Le difficoltà sono reali, le risorse spesso limitate, le dinamiche amministrative articolate. È giusto riconoscerlo. Ma proprio per questo serve una visione chiara, una programmazione costante, una gestione che non intervenga solo sull’emergenza, ma lavori in prevenzione. Non basta “tappare i buchi”: occorre costruire un sistema che impedisca che si formino. I cittadini, dal canto loro, hanno il dovere di collaborare, rispettare gli spazi comuni, contribuire con senso civico. Ma chi ha responsabilità amministrative ha il compito di guidare, coordinare e pianificare. L’orgoglio di dire: vivo ad Aversa. Tutti noi vulesseme alluccà forte e chiaro chesta cosa ccà! Ribadisco: il desiderio non è quello di puntare il dito. È quello di poter guardare la propria città e sentirne pienamente l’orgoglio. Di poter accogliere chi viene da fuori senza dover giustificare ciò che non funziona. Di poter dire, senza esitazione: “Questa è la mia città, ed è bellissima”. Inoltre se la candidatura di Aversa dovesse essere accettata sarebbe una cosa importante per l’intero territorio, tutti ne beneficerebbero, e anche il mercato immobiliare ne trarrebbe vantaggi enormi. Aversa non ha nulla da invidiare alle realtà più note del territorio. Ha storia, posizione strategica, vitalità economica, patrimonio culturale. Ha soprattutto i suoi cittadini, che non hanno smesso di amarla nonostante le difficoltà. E forse è proprio da qui che bisogna ripartire: dall’amore per la città. Un amore che non si limita alla nostalgia del passato, ma che pretende, con rispetto, responsabilità e impegno, un futuro all’altezza della sua storia. Perché Aversa non ha bisogno di essere difesa. Ha bisogno di essere valorizzata.

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